Arianna Marelli

L’articolo propone un’analisi, in primo luogo linguistica, della traduzione leviana del Processo di Kafka (uscita nel 1983 per Einaudi). Il close reading della versione d’autore a raffronto con l’ipotesto originale permette da un lato di riconoscere le scelte traduttive peculiari adottate da Levi, scelte di varia natura ma orientate nel loro complesso a una razionalizzazione del romanzo, e insieme di circoscrivere l’associazione (per Levi all’inizio inconscia, e solo via via portata a consapevolezza): tribunale del Processo = Lager. La traduzione si offre così, con le sue soluzioni testuali, come il tentativo da parte di Levi di disinnescare il dettato kafkiano e resistere, con i mezzi della ragione, all’assurdo eretto a legge. Misura della difficoltà di un tale obiettivo, forse irraggiungibile per le implicazioni psico-logiche sollevate (su tutte la dinamica della colpa), sono le pagine – qui affrontate anzi per prime, come necessario complemento dell’interpretazione – delle interviste rilasciate da Levi in occasione della pubblicazione della traduzione stessa, come quelle più tarde dei Sommersi e i salvati.


Keywords: Traduzione, colpa, vergogna, razionalizzazione, Lager