Antonio Castore

La traduzione del Processo di Kafka, uscita per Einaudi nel 1983, segna un momento importante del percorso umano, letterario e di pensiero di Primo Levi. Qui essa verrà discussa come accesso privilegiato ad un rapporto, quello tra i due scrittori, intimamente dialogico, capace di mettere in luce nodi chiave della scrittura di Levi, del suo atteggiamento di lettore e, in ultima istanza, del suo pensiero circa il rapporto tra letteratura e realtà, tra dicibile e indicibile. Spazio paradossale di un incontro vissuto come ‘urto’, che mette a rischio la propria integrità, la traduzione diventa anche il luogo, estremamente problematico, dell’accoglienza e del manifestarsi della differenza, rivelandosi in ultima istanza carica di una forte valenza etica. Il saggio, attraverso un confronto costante tra la pratica traduttiva di Levi e i suoi interventi critici sul tema, riletti alla luce della riflessione teorica di Paul Ricoeur, intende tracciare l’abbozzo di un discorso, che Levi non fece, compiutamente, sull’etica del tradurre. In particolare, tale discorso non potrà non toccare nodi cruciali del mondo di Levi, muovendosi in quello spazio stretto in cui precise scelte stilistiche incontrano l’imperativo del comunicare – e del comprendere – e, al tempo stesso, l’ansia per l’insufficienza della parola e del pensiero.


Keywords: Kafka, Levi, Processo, Ricoeur, traduzione, etica, comprendere, comunicare, stile, indicibile, perturbante