Giovanna Neiger

Il presente lavoro si propone di esporre alcune considerazioni intorno alle poesie politiche di Brecht e Levi. I due autori, un esiliato e un deportato, parlano ai contemporanei e ai posteri con un linguaggio essenziale, sfrondato di vuote ampollosità. Ai loro versi affidano il compito di offrire una visione veritiera della realtà e di indurre le generazioni future a conservare la memoria di un periodo storico dominato dalla barbarie. Le Weltanschauungen dei due autori non coincidono esattamente, ma su alcuni aspetti le loro opinioni collimano. Entrambi condannano i regimi dittatoriali, le guerre e non risparmiano neppure loro stessi perché Brecht prova un sentimento di colpa e Levi è vittima della cosiddetta ‘vergogna del sopravvissuto’. Di Brecht, Marcel Reich-­Ranicki ha pronunciato il seguente giudizio: “Bleiben wird von Bertolt Brecht vornehmlich die Lyrik“. Il critico tedesco è convinto che, della produzione letteraria di Brecht, la lirica rappresenti l'ʹesito migliore. Quanto a Levi, non occorre attendere il verdetto della posterità: il suo Shemà è conosciuto, citato e apprezzato da una folta schiera di estimatori.


Keywords: Esilio, guerra, memoria, senso di colpa, posterità