Eleonora Conti

Dalla Ricerca delle radici di Primo Levi trapela unʹidea illuministica del sapere, una concezione morale e concreta della lettura che spinge ad approfondire la celebre definizione calviniana di ‘enciclopedia’. Se è vero che lʹantologia personale di Levi contiene una serie di autori nascosti, colpisce particolarmente lʹassenza del Voltaire dei contes philosophiques. Il gusto arguto per i rovesciamenti e i cambi di prospettiva sembra infatti un fil rouge del libro (Rabelais, Swift, Brown), tanto che Belpoliti nellʹIntroduzione parla di “radici rovesciate”. È poi profondamente letterario il gusto di Levi per lo straniamento come strumento per rimettere in prospettiva, vedere con occhi nuovi e comprendere: procedimento letterario che offre un importante insegnamento morale. Unito alla sensibilità fantastica e fantascientifica di Levi, al suo gusto per le situazioni distopiche, vien proprio da chiedersi se tra i libri sotterranei e nascosti non figuri, per esempio Micromégas. Ma, se la definizione delle proprie radici rilancia anche una sfida opposta e complementare, ossia la definizione dell'ʹeredità del lettore e intellettuale Levi, merita anche constatare quanto sia vitale questa lezione illuminista – pratica e morale – per i lettori, anche giovanissimi, di oggi: in effetti lʹantologia era nata come proposta per la scuola.


Keywords: Primo Levi, ricerca delle radici, Encyclopédie, Voltaire, retorica morale, sense of wonder