Luca De Angelis

Nel corso degli ultimi decenni si è affermata la nuova religione civile dell’Olocausto, avente una sua ritualità ed un suo cerimoniale, e caratterizzata “da una specifica retorica e da un precetto dominante: il dovere della memoria”; essa si fonda su alcuni “numi tutelari oggetto di glorificazione, i sopravvissuti, e sulle loro testimonianze” (E. Bembassa). Uno di questi è per l’appunto Primo Levi, la cui figura è stata avvolta da una sorta di ‘mitologia’. La gravità dei fatti della Shoah fa sì che l’“accoglienza da parte del pubblico” non abbia “nulla a che vedere con la letteratura”, come ha avvertito Danilo Kiš. L’effetto Shoah si propaga e contagia tutto, condizionando pesantemente anche le valutazioni ed i giudizi critici: da qui una vera e propria serie di luoghi comuni su Levi, di ‘levismi’, perlopiù indotti dall’evento monstruum della Shoah. La vis polemica della poesia ‘Pio’ finisce, ad esempio, per rivelare, al di là del ‘noto’ distacco spassionato da philosophe, i sentimenti di protesta e di collera del testimone di Auschwitz, celate da uno “straordinario esercizio di autocontrollo ” (T. Judt).


Keywords: Shoahità, vittima, protesta, autocontrollo, levismo