Daniele Comberiati

L’analisi dell’opera di Masal Pas Bagdadi A piedi scalzi nel kibbutz. Vita di una donna palestinese pone diverse questioni di stesura e ricezione del testo, per via della scrittura a ‘sei mani’ insieme a due curatrici e per il posizionamento del libro, da parte di diversi critici, all’interno del corpus della letteratura migrante di lingua italiana. In realtà il racconto della Bagdadi è anche un’utilissima testimonianza per comprendere il dramma degli ebrei sefarditi, residenti nei paesi arabi e costretti ad emigrare verso Israele senza conoscere l’ebraico, subendo inoltre l’onta di essere considerati ‘cittadini di secondo piano’, alla stregua degli immigrati attuali nei paesi occidentali. Nell’articolo viene analizzata, attraverso confronti con opere critiche di riferimento di De Robertis, Memmi, Speelman e Jauss e con testi narrativi appartenenti alla letteratura delle migrazione e postcoloniale in lingua italiana, la cosiddetta “trilogia della diaspora”, ovvero una riflessione dell’autrice che coglie tre fondamentali momenti diversi della propria condizione diasporica. Tale formulazione teorica può certamente essere applicata anche ad altre opere narrative e saggistiche e si costituisce come un’ottima analisi della situazione del migrante. In ultima istanza viene affrontato il complesso legame dell’opera con la memoria e, più in generale, con una definizione di impegno che oggi, in un modo del tutto diverso rispetto alle ideologie degli anni Settanta, sembra tornato in auge presso alcuni autori italiani.


Keywords: migrazione; diaspora; sradicamento; letteratura migrante; memoria