Maria Grazia Cossu

L’ebraismo e la condizione dell’ebreo diasporico sono questioni ben presenti nelle opere di Fausta Cialente (1898‐1994), in particolare nei romanzi ambientati ad Alessandria d’Egitto (Cortile a Cleopatra e Ballata levantina), dove ella ha vissuto dal 1921 al 1947. Come Trieste, luogo d’origine della madre della scrittrice, anche la città egiziana appare un crogiuolo di popoli e culture che si contaminano reciprocamente e, nel contesto coloniale degli anni Venti e Trenta, il ruolo sociale ed economico della comunità ebraica appare notevole perché essa risulta ben integrata nella società cosmopolita di Alessandria e gli ebrei convivono senza contrasti accanto a musulmani, ortodossi e cattolici. La Cialente descrive un ambiente levantino piuttosto eterogeneo nel quale europei, armeni, arabi, indigeni e meticci condividono pacificamente lo spazio ristretto della quotidianità tanto che questo luogo esotico sospeso fra il mare e il deserto assume i connotati del locus amoenus poiché è capace di contenere le differenze e di smussare le intolleranze, garantendo a tutti una convivenza operosa e quieta. Con una lingua attenta ad accogliere anche vocaboli ebraici e arabi, la scrittrice fissa nelle sue pagine la cronaca minuta dell’esistenza quotidiana della borghesia ebraica che, quasi inconsapevole della tragedia che sta maturando nella grande Storia, continua a mantenersi fedele agli insegnamenti dei Padri, celebrando e tramandando memorie e tradizioni scandite dalle ricorrenze del calendario religioso.


Keywords: Fausta Cialente; ebraismo; colonialismo; diaspora; Alessandria d’Egitto