Carlo Tenuta

Per alcuni versi la setta criptosabbatiana dei dönme simboleggia il mascheramento essenziale e necessario dello scrittore ebreo diasporico, combattuto nel processo di traduzione della propria singolarità e la professione di una segretezza e di una discrezione che lo proteggono, salvaguardandone quell’intimità dalla quale, coniugando senso di differenza e multiformi modi di essere ebreo, viene lo scrivere. Lo scrittore ebreo è intento tanto a dare voce alla differenza della quale è portatore, quanto pare a non smascherarsi allo sguardo della maggioranza, nel timore di non partecipare appieno della dimensione universale della letteratura, che in sé contiene e insieme annulla la diversità. Partendo dal caso di una novella di Racah e giungendo al romanzo marranico di Scianna, citando – tra gli altri – Jesi, Derrida e Solla, si ricostruiscono i nessi che legano lo scrivere ebraico alla produzione critico‐teorica che ha posto al centro del proprio studio la questione della marranizzazione e dell’attrazione per l’aspetto anfibio che del marrano è proprio.


Keywords: Istanbul, marrano, esilio, segreto, differenza, Scianna, Racah