Sophie Nezri-Dufour

A partire dalla testimonianza di un superstite di Auschwitz, originario dell’isola di Rodi, elaborata da Giorgio Mieli in Mi alma (2003) e dall’importante libro di storia di Esther Fintz Menascé, Gli ebrei a Rodi (1992), opera corredata da numerose testimonianze e documenti sulla vita degli ebrei di quest’isola (giornali, foto, lettere…), è interessante studiare le caratteristiche del periodo storico che corrisponde all’occupazione e all’annessione dell’isola dagli italiani, dal 1912 al 1943. Questo incrocio di documenti eterogenei permette di far risaltare la ricchezza di una comunità diasporica mediterranea esemplare ed antichissima. Di origine bizantina, greca, poi sefardita, dunque spagnola, influenzata poi dal periodo relativamente felice dell’occupazione ottomana, la comunità ebraica di Rodi fu in diretto contatto con numerose culture prestigiose come quella francese e poi quella italiana che assimilò con entusiasmo, adottandone rapidamente i valori e i riferimenti culturali. I rapporti degli ebrei rodioti con il fascismo furono anzi ottimi all’inizio, ma a partire dalle leggi razziali le cose cominciarono a peggiorare. L’incontro dell’elemento biografico con quello storico è l’occasione di mettere in rilievo un periodo chiave e molto originale di questa comunità ebraica, che rappresenta un esempio perfetto e paradigmatico della realtà culturale di numerose migrazioni, metamorfosi e adattamenti delle comunità ebraiche in Diaspora.


Keywords: ebrei, Rodi, Italia, fascismo, Mediterraneo