Francesco Mandis

Il 1348 ha segnato la memoria colletiva dell’Europa in seguito alla diffusione della peste nera. La pandemia per la quale non esisteva all’epoca alcun rimedio attraversò in modo molto rapido tutto il continente Europeo da Sud a Nord seminando morte e desolazione sul suo passaggio e suscitando sgomento e sconcerto tra i sopravissuti. Assai rapidamente, si cercarono di capire le ragioni del flagello; cronisti e autori celebri, Boccaccio incluso, evocano l’origine divina del fenomeno : la pestis (il male peggiore) è il supplizio inviato da Dio per punire gli uomini dei loro peccati. I sopravvissuti cercarono inoltre delle soluzioni per arginare il morbo. La medicina dell’epoca giunse rapidamente al limite delle sue possibilità e non fece altro, alla fine, che accelerare il decorso della malattia e la propagazione del morbo. Movimenti popolari di espiazione e di purificazione dell’anima sorsero un po’ ovunque (i Flagellanti in particolare) portandosi dietro una scia di violenza legata alla volontà di trovare una soluzione attraverso la designazione e il sacrificio di un capro espiatorio. Numerosi cronisti raccontano come da subito in molte città d’Europa le comunità ebraiche vennero perseguitate e decimate in seguito all’accusa di ‘untura’ . I casi più eclatanti si manifestarono a Barcellona, Lerida ma anche a Strasburgo, Colonia, Stoccarda ecc. I roghi e le vittime si contavano a migliaia. Di questo fenomeno non si trova stranamente traccia nelle città della penisola italiana: né negli scritti dei cronisti e neppure negli annali. Un fenomeno quindi in controcorrente rispetto a quanto avveniva nel resto d’Europa. Ho cercato di analizzare le cause di questa ‘eccezione italiana’ concentrando le mie ricerche sull’area umbro‐toscana e partendo da alcune testimonianze maggiori: Giovanni e Matteo Villani, Agnolo di Tura e due figure maggiori della letteratura italiana, quali Franco Sacchetti e Giovanni Boccaccio.


Keywords: 1348, peste nera, mercanti, ebrei, eccezione