Emiliano Perra

In Italia, i dibattiti riguardanti il Vaticano assumono automaticamente rilevanza nazionale. Il comportamento della Chiesa cattolica durante la Shoah non fa eccezione. Attraverso l’analisi della ricezione presso la stampa di tre prodotti culturali quali l’opera teatrale di Rolf Hochhuth Il Vicario (1963) e i film RAPPRESAGLIA (George Pan Cosmatos, 1973) e AMEN. (Costa-Gavras, 2002), questo intervento affronta alcuni temi emersi nel dibattito italiano del dopoguerra sull’argomento dei ‘silenzi di Pio XII’, evidenziandone le discontinuità e le continuità. Tra le prime risalta il fatto che le accuse mosse al Pontefice mutarono con il passare degli anni. Negli anni Sessanta e Settanta il tema al centro dei dibattiti era costituito dall’anticomunismo di Pacelli, e le accuse vertevano non tanto sull’influenza dei pregiudizi antisemiti all’interno della Chiesa, quanto la sua supposta alleanza con il nazismo in funzione antisovietica. Al contrario, all’uscita di AMEN., il tema dell’anticomunismo rimase sullo sfondo, soppiantato dalle discussioni sul comportamento tenuto dal Pontefice durante la Shoah e sui pregiudizi antisemiti in seno alla Chiesa. Mentre le critiche rivolte a Pacelli furono segnate da un forte elemento di discontinuità, la risposta del cattolicesimo istituzionale fu invece segnata da una forte continuità, incentrata sulla difesa a tutto campo di Pio XII, e sul netto rifiuto delle tesi secondo le quali il pregiudizio cattolico contro gli ebrei avrebbe facilitato la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti. La polarizzazione delle posizioni che emerge dall’analisi di questo dibattito, unita alla sua banalizzazione mediatica, legittima l’affiorare di dubbi sulla sua utilità nel favorire una migliore comprensione storica di questo specifico aspetto della Shoah da parte dell’opinione pubblica.


Keywords: Pio XII, Shoah, dibattito pubblico, ricezione, rappresentazioni