Maria Grazia Cossu

L'articolo intende riflettere sulle modalità con cui un autore non ebreo, con alle spalle una complessa esperienza umana e politica, studioso della Bibbia e della cultura del mondo ebraico, giunge a fissare in maniera originale ed efficace la memoria dell' Olocausto. In particolare, viene analizzata l' intensa raffigurazione compiuta in Tu, mio, romanzo che ripercorre il dramma vissuto da una ragazza ebrea dell'Europa dell'Est sfuggita alla Shoah. Strutturato come un romanzo di formazione, De Luca inserisce la vicenda nello splendido scenario di Ischia, a metà degli anni Cinquanta, e attua una personale ricostruzione di alcune vicende della guerra e delle persecuzioni antisemite, per le quali attinge ad una memoria collettiva a più voci dove solo il giovane protagonista, alter ego dell'autore, giunge ad assumersi la responsabilità di tramandare quei fatti e di cercarne il riscatto. De Luca trasfonde nell'opera numerose suggestioni anche autobiografiche relative alla propria origine napoletana. Proprio il paesaggio estivo e mediterraneo della sua infanzia costituisce il medium privilegiato e di straordinario impatto visivo ed emotivo, attraverso il quale egli compie la propria rappresentazione che, amplificata da continui richiami letterari, sollecita il lettore ad una ricezione non passiva del testo e delle sue tematiche, al fine di scongiurare la sua progressiva assuefazione ai toni celebrativi della retorica e invitarlo a cogliere invece nella tragica ricorrenza, la memoria autentica e certo atemporale della Shoah.


Keywords: Voce, mare, Shoah, Erri De Luca, Hemingway