Ada Neiger

È stato uno spettacolo del 1987 di Moni Ovadia, BREVE VIAGGIO NELL’EBRAITUDINE, a suggerire il titolo del presente lavoro, che getta un rapido sguardo su alcune tra le più note narratrici italo-ebree contemporanee.La ricerca si prefigge di individuare tracce di ebraicità nelle opere delle scrittrici esaminate. La prima autrice che si incontra è Elsa Morante che, figlia di madre ebrea, si è convertita al cattolicesimo. A causa del passaggio ad altra credenza religiosa, il profilo ebraico di Morante risulta sbiadito, eppure ciò non le impedisce di tratteggiare un nitido affresco del ghetto romano. Un folto gruppo di scrittrici, tra cui Giuliana Tedeschi, Liana Millu e Esther Joffe Israel, narra storie di discriminazioni razziali e deportazioni. Tali opere hanno sempre valore documentario e per chi le scrive fungono da valvola di sicurezza, hanno efficacia terapeutica. Scrivono in lingua italiana anche autrici trapiantate in Italia quali Edith Bruck, Elisa Springer, Helena Janeczek. Due scrittrici che vivono la loro ebraicità con naturalezza senza manifestare orgoglio inopportuno perché, come ci insegna Natalia Ginzburg “riguardo all’essere ebrei, è sbagliato esserne avviliti, sbagliato gloriarsene”, sono Clara Sereni e Elena Loewenthal. Clara Sereni e Elena Loewenthal risultano essere tra le nostre più autentiche scrittrici dalle cui pagine traspare la loro neshuma (anima) ebraica.


Keywords: Identità, scrittrici italo-ebree, biculturalismo, transculturazione, Shoah