Laura Quercioli Mincer

La ‘lotta con l’angelo’ della memoria della Shoah trova espressione in due romanzi italiani: Lezioni di tenebra (1997) di Helena Janeczek, e Lo zio Coso (2005) di Alessandro Schwed. I due testi offrono la possibilità di interessanti paralleli e confronti. Analoga è la posizione decentrata di entrambi gli autori rispetto al canone letterario italiano: tedesca, figlia di ebrei polacchi Janeczek, figlio di ebrei ungheresi Schwed. Per entrambi gli autori la discesa verso l’abisso della Shoah sperimentato dai genitori si traduce in un viaggio: Auschwitz per Janeczek, l’Ungheria per Schwed. Ma mentre per la donna il viaggio, compiuto insieme alla madre, porta a una pur dolorosa presa di coscienza e di responsabilità nei confronti della storia ebraica, a un approfondimento dei rapporti fra le due donne e addirittura alla scoperta di un terzo personaggio femminile finora celato, per Schwed il ritorno in Ungheria, che si articola attraverso incontri e reminiscenze confuse di tre ambigui personaggi maschili, porta a una paradossale e atroce caduta nell’oblio, in cui l’io narrante perde addirittura le caratteristiche individuali e finisce per confondersi con l’ambiente circostante. In questi percorsi si può leggere un ribaltamento delle concezioni di genere sulla percezione della storia ‘delle donne’ e ‘degli uomini’ come indicata da Julia Kristeva, che definisce ‘ciclico’ il tempo delle donne, distinguendolo da quello teleologico e prospettico in cui gli uomini si identificano: qui spetta proprio al romanzo femminile la presa di coscienza razionale, e a quello maschile la percezione cosmica della ciclicità del passato e la paura della ‘perdita delle tenerezza’. “Se il passato scompare” – ha detto Schwed, – “scompare il legame di tenerezza che ci univa alla generazione precedente mentre ci narrava della sua vita”.


Keywords: Shoah, memoria, oblio, silenzio,viaggio