Gandolfo Cascio

Quest’articolo indaga alcuni elementi fisiognomici ricorrenti nelle figure che popolano le novelle de Lo scialle andaluso di Elsa Morante. Cioè, qui suggeriamo l’ipotesi che nel piano narrativo ci sia una categorizzazione estetica che si riversa nel progetto dei contenuti e si proponga di dedurre i caratteri psicologici e morali dell’individuo dai suoi tratti fisici. Nel libro ritroviamo due categorie di archetipi: quello apollineo e solare, che vive di luce propria e che è modello vincente, e quello saturnino o lunare che, al contrario, è paradigma della sconfitta, e che vive di una luce riflessa. Il primo incarna nella sua corporalità le teorie della ‘Metafisica della luce’, mentre l’altro le sconosce, eppure in modo subcosciente ne soffre. Per giustificare questa nostra tesi si fa riferimento alle varie fonti che hanno ispirato l’iconologia morantiana: dal Paradiso dantesco, all’opera del Beato Angelico, fino al lavoro sulle gerachie angeliche di Dionigi Areopagita. Questo ultimo testo farà da collante all’idea che anche tutta l’onomastica dei personaggi si rifaccia a quella che qui definiamo ‘estetica dei destini’. Per la scrittrice questo non sarà un processo empirico, ma una ‘macchinazione’ perfetta che nelle descrizioni di ebrei e cristiani ne anticipa – senza determinarlo – il loro incredibile destino morale e biografico.


Keywords: Morante, estetica, fisiognomica, cristiano, destino