Raniero Speelman

Gli ebrei d’Italia occupano all’interno dell’ebraismo un posto particolare. In maggioranza, non appartengono né ai sefardim (ebrei spagnoli) né agli azhkenazim, ma fanno gruppo a parte, anche se arricchita nel corso dei secoli di immigrazioni da altri paesi, come la Spagna (dopo il 1492) e la Germania. Ciò non vale solo per la storica provenienza, ma anche per il loro minhag (tradizione liturgica), di cui in Piemonte è rappresentato, accanto ai predetti tre gruppi, un rito interamente a sé stante, detto di APAM (anacrostico di Asti, Fossano – ‘p’ e ‘f’ sono espresse dalla stessa lettera ‘פ’ in ebraico – e Moncalvo). Strettamente parlando, gli ebrei italiani o italkim non appartengono nemmeno a pieno titolo al mondo della galut, alla diaspora, perché la loro presenza in Italia data da ben prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte di Tito (70 E.C.). Infine, si potrà dire che hanno vissuto in Italia più a lungo degli stessi italiani, indicazione che potrebbe valere per la popolazione della penisola forse a partire del settimo secolo dell’Era Comune.